Sono i dettagli che fanno la differenza, sono le piccole cose che rendono fragile l'uomo, e come da una foto enorme esce un dettaglio apparentemente insignificante, la vita ti offre delle occasioni a partire da un immagine insignificante, passando per un dettaglio.
Potrei sembrare ubriaco, ma l'introduzione è stata fatta per rendere un po più interessante il post odierno ed è collegata alla foto che metterò alla fine, che non centra nulla, ma l'ho trovata oggi per caso.
Ho pensato di scrivere su questo blog, anche se nessuno lo caga, be ovvio sono tutti via, ma lo scriverò come un diario, in questi giorni di solitudine.
E sul sottofondo della canzone notte di mezza estte, che ho sentito ieri sera in macchina di king, mentre si tornava dalla serata dello sfigacià, al siglo della suina, racconterò al popolo in breve lo svolgimento della serata.
Tutto iniziò alle 9.40 partendo da boffa andammo a prendere il cugino, in ritardo ovviamente, subito ci dirigemmo nei pressi della discoteca per la preserata a base di alcol musica e ...
Il baretto sfigato consigliato dall'amico di king, (trovato dopo circa 3 ore di viaggio) prometteva bene, un oasi, pieno di gruppetti di ragazze tipo le tradizionali quattordicenni in calore che si trovano nella nostra zona, solo che molto più grandio (sui 22 anni circa in media) la promessa del locale simil chiosco prometteva bevi tanto e paga poco, ma così non fu... 3 euro per una falsa birra media ovvero piccola, 6.50 euro per un cotten che tutto aveva tranne alcool.. dopo avere bevuto questi succhi di frutta simil alcolici, mi venne un istinto orinativo, il cugino si aggregò e coraggioso come un guerriero sul campo di battaglia che guarda negli occhi9 il nemico e gli dice Faccia di merda, andò dalla barista (gnocca) e le disse con lo stesso tono del guerriero: Scusaaaa bagni in zona?
La cameriera, lo guardò come una madre potrebbe guardare un figlio mentre le confessa di essere gay, e disse: bagni in zonaaa???
Dopo una lunga discussione ebbimo la mappa per andare in bagno, il cugino un po teso per il dialogo appena avuto si fiondò con orgoglio con entrambi i piedi in una pozzanghera di lerciumi vari...
Dopo mezzora e un po di bevande dissetanti fu il turno di king, vado in bagno disse, e non tornò più.. be torbnò dopo venti minuti senza averlo trovato, così decisi di indicargli la retta via, preso da un raptus di dispersione e disorientamento mentale e ormonale si fiondò nel bagno delle donne e fu subito ripreso da una cameriera di passaggio. Decisimo così di lasciare il posto per andare allo sfigacciamento vero e proprio.
Una scena da film, un oasi, insomma taglio, e passo ubito ad una cosa della quale mi vergogno e non voglio nascondere, io e il cugino, non molto nel pieno delle facoltà di intendere e volere, ci trovammo a tacchinare un gruppetto di cinesine, facendo anche apprezzamenti.. Questo è un dettaglio della serata, come quelli dei quali parlavo sopra, ma è un dettaglio sconvolgente, io e il cugino a tacchinare un gruppo di cinesine..
Vi lascio con una foto storica e buona estate a tutti.
domenica, luglio 30, 2006
sabato, luglio 29, 2006
venerdì, luglio 28, 2006
Sono chiamato a dire qualche parola sulla nostra imminente partenza verso l’ignoto.Infatti chi l’ha detto che la Sicilia esiste davvero? Qualcuno l’ha vista ?
È con commozione che mi trovo ora a scrivere e a salutare tutto il popolo.
Io parto e scappo da un’estate fino ad ora un po’ strana (
Spero di non diventare anch’io un terrone e per questo chiedo a tutti delle preghiere costanti soprattutto per il viaggio con 3 (tre) donne: aiutooooooooooooooooo!!!!!
Avrete mie notizie costantemente.
Non perdiamoci di vista, manteniamo i contatti.
Pubblico una foto che potrete ammirare tutte quelle volte che vi sentirete un po’ soli.
fede
giovedì, luglio 27, 2006
L'amministrazione Blog Benty, nell'augurare buone vacanze a tutto il popolo in partenza, chiede, o meglio esige che ognuno ponga un discorso per dare saluto alla terra Lombarda, agli amici Lombardi, Cremaschi o Lodigiani che siano.
Quando tornerete troveremo gente nuova e troverete gente nuova, voi ormai divenuti terroni, noi, reduci di due settimane di Sfigacciamento.
Per salutarvi metto una foto, per farvi sentire la mancanza del caffè del cugino.
Quando tornerete troveremo gente nuova e troverete gente nuova, voi ormai divenuti terroni, noi, reduci di due settimane di Sfigacciamento.
Per salutarvi metto una foto, per farvi sentire la mancanza del caffè del cugino.
mercoledì, luglio 26, 2006
Se dovete andare a lavare la macchina, evitate l'autolavaggio Zilli in Viale Milano a Lodi, hanno rovinato la Polo di un mio collega, togliendo la lucidatura a parte della carrozzeria e facendo addirittura saltare lo stemmino della Wolsvagen. Fategli una pessima pubblicità come sto facendo io spargendo la voce; nonostante l'evidente danno, si rifiutano di risarcire il malcapitato
Ciauuuuuuuuuuuuuuuuuuuu, TK
Ciauuuuuuuuuuuuuuuuuuuu, TK
martedì, luglio 25, 2006
Bielorussia
Figli dell'Internat
Colpiti dalle radiazioni di Chernobyl, o semplicemente orfani, con problemi famigliari, "ritardati": sono tantissimi i bambini rinchiusi negli orfanotrofi della Bielorussia, un po' case un po' lager. Trenta mila di loro, ogni anno, vengono in Italia per un mese, accolti dalle nostre famiglie. Il più grande movimento di solidarietà nel nostro paese, talmente spontaneo da essere quasi sconosciuto.
di Silvia Pochettino
da Minsk
Il bambino infila il naso nella confezione di merendine al cioccolato, poi lo solleva, sorridendo: «Ah, profumo d'Italia!» sospira. Ha 11 anni, ma non ne dimostra più di sei. Occhi verdissimi e sorriso sveglio, Zima (questo è il suo nome) vive nell'Internat di Vietrino, nel nord della Bielorussia, uno delle centinaia di orfanotrofi del paese. Zima è appena rientrato da un mese in Italia, accolto da una famiglia di Bergamo. Mostra tutti i suoi trofei: gli occhiali da sole, l'orologio, la macchinina smontabile. E un sorriso gigante mentre cerca di parlare italiano. Zima è uno dei 30 mila bambini bielorussi che ogni anno arrivano nel nostro paese (il più alto numero di accoglienze di tutta Europa). Un'iniziativa nata a seguito del dramma di Chernobyl, ma che oggi riguarda anche bambini non strettamente colpiti dalle radiazioni, ma poveri, senza famiglia, con carenze affettive. Proprio come Zima, che dice: «Di notte? Sogno sempre il mio papà e la mia mamma italiani...».
La disponibilità delle famiglie italiane ad accogliere i bimbi bielorussi per un mese di "risanamento", come viene chiamato, si è estesa in modo impressionante nel corso degli anni. Oggi si parla di 50-60 mila famiglie che lo fanno o che l'hanno fatto in passato e, considerando nonni zii e parenti coinvolti, si arriva a centinaia di migliaia di persone. In pratica: uno dei più grandi movimenti di solidarietà in Italia, che fa capo a centinaia di piccole associazioni, estremamente spontanee e per nulla mediatizzate.
Un euro al giorno
Zima, tutto sommato, si può considerare un bambino fortunato, è sano fisicamente e sta in un Internat per "orfani sociali" (bambini con famiglie disagiate), che è forse uno dei migliori della Bielorussia. Il direttore è giovane e dinamico, riceve dallo Stato solo un euro al giorno per mantenere ogni ragazzo, come in tutti gli Istituti bielorussi, però riesce a vestirli e dare loro da mangiare cinque volte al giorno grazie alle convenzioni stipulate con alcuni fornitori e agli aiuti della fondazione Aiutiamoli a vivere, una delle più grandi realtà italiane di solidarietà con la Bielorussia (oltre 6 mila famiglie coinvolte e 250 comitati sparsi in tutta Italia). La fondazione opera a Vietrino da otto anni, facendo arrivare tir di prodotti alimentari e vestiti e ristrutturando ogni estate parti dell'istituto, grazie alla disponibilità gratuita di idraulici, carpentieri e muratori italiani. «Dopo lo scioglimento dell'Urss (nel 1991, ndr) - racconta Serghej Trukanof, direttore dell'istituto - non riuscivo a trovare neppure il pane per i ragazzi. L'aiuto degli italiani è stato fondamentale».
Certo mantenere una struttura come questa, che ospita oltre 200 ragazzi, senza che si trasformi in una caserma fatiscente non è facile, ma la logica del "piccolo è bello" è ancora totalmente estranea al mondo ex-sovietico. Tuttavia a Vietrino il livello di studi è buono, tanto che quest'anno ben 12 ragazzi dei più grandi sono potuti entrare alle scuole superiori, un record considerando che i "figli degli Internat" sono destinati sempre ai corsi professionali.
Nel girone infernale
Ma non tutte le situazioni sono rosee come a Vietrino. Basta passare dagli istituti per orfani sociali a quelli per "ritardi mentali" ed è come scendere tre gironi infernali. Come all'Internat di Boguscevsk, il più grande della repubblica per "ritardi mentali"; 293 persone dai 4 ai 35 anni. Un reparto vecchio e fatiscente dalle mura scrostate, le camere tappezzate di carta di giornale per assorbire l'umidità, i letti fetidi, materassi luridi e strappati. Ragazzi abbandonati sopra, a guardare il soffitto. Altri a dondolarsi avanti e indietro, aspettando che succeda qualche cosa che non succede mai. Non si studia (si impara solo a leggere e scrivere sommariamente), non c'è uno psicologo; sono 230 le persone impiegate, ma solo 17 infermiere. Nessun insegnante. E se c'è un bambino un po' più sveglio degli altri? «Non ce ne sono» risponde lapidario il direttore, che è gentile e disponibile, ma puzza un po' troppo di alcool e di aglio.
Si affretta a farci superare il reparto vecchio per passare a quello nuovo, che al confronto è un paradiso, ristrutturato grazie a sovvenzioni svedesi e al lavoro, anche qui, dei volontari italiani. C'è persino un laboratorio per la fisioterapia e la musicoterapia.
Non si può dire che non faccia degli sforzi, il direttore, per cambiare le cose. Ha fatto partecipare i ragazzi a diversi tornei sportivi inventando un concorso per gli operatori in modo che la squadra che tratta meglio i bambini possa vincere un frigorifero.
Chiediamo quali sono le malattie più diffuse, ma non ci sono diagnosi (né cure) personalizzate: per tutti è "oligofrenia", in pratica "ritardo".
Malati "immaginari"
Qui il Comitato di Trento della fondazione Aiutiamoli a vivere, sta costruendo 17 docce, con il supporto di venti ragazzi dell'istituto. «L'impatto è stato molto forte - racconta Silvano Stenico, idraulico qui a lavorare per le settimane estive - la prima notte non ho dormito per niente. Eravamo preparati, ma forse non abbastanza. Solo entrare dal vecchio portone toglie il fiato». E continua: «Qui qualcosa non mi convince. I ragazzi che ci aiutano sono infaticabili e imparano il lavoro in fretta. Forse sono un po' più piccoli della media per la loro età, ma nessuno di noi potrebbe definirli malati mentali». Ma in realtà in tutta la Bielorussia è la stessa cosa. Se per disgrazia ti viene affibbiato il certificato di "ritardato", la tua sorte è segnata. Anche semplici carenze affettive, fare pipì nel letto o andare male a scuola, possono essere considerati motivi di "ritardo".
Nicolas ha 16 anni, un fisico atletico che non denota alcun tipo di handicap, ed è arrivato a Boguscevsk da un anno, "figlio di un altro istituto". «Andavo male a scuola - racconta - mi dicevano che non potevo andare al collegio (scuola superiore, ndr). E poi, forse ho litigato troppo con gli insegnanti».
Axana è una giovane bionda, dai lineamenti fini, cura perfettamente la stalla e le 15 mucche dell'istituto. Ha 25 anni ed è a Boguscevsk da quando ne aveva 8. E' finita qui perché la madre l'aveva abbandonata e il padre beveva, spiega il direttore. Veramente non sembra una diagnosi di malattia mentale, ma le cose stanno così, e non bisogna "sottilizzare". D'altra parte Axana precisa: «Io sto bene qui, dove potrei andare altrimenti?». Per due anni è stata trasferita in un altro istituto: «Là mi tenevano chiusa a chiave e mi picchiavano, era orribile».
Senza riscatto
Comunque a Boguscevsk se si entra, non si esce più. Impossibile riabilitarsi. Come in qualunque Internat bielorusso, del resto. Per chi ha ancora la famiglia il reinserimento è praticamente impossibile. Non è vietato per legge, ma «non è mai successo» come ripetono i direttori dei dieci istituti visitati. Queste sono politiche governative, e le politiche governative in Bielorussia non si discutono.
Come non si discute la linea di ogni singolo direttore di un istituto, anche quando è apertamente inumana. Succede a Riasno, dove la direttrice Anna Procapenco sembra sempre sull'orlo di una crisi di nervi per il troppo lavoro, ma non si capisce bene cosa faccia. Quello che è certo è che i bambini dormono in lettini sfondati e sporchi e hanno grandissimi problemi di igiene. Qui i volontari italiani, oltre ad aver ristrutturato le docce e i bagni, da due anni fanno animazione d'estate, grazie alla disponibilità di un gruppo misto di giovani italiani e bielorussi. Racconta Silvia Mascheretti, una delle giovani volontarie: «L'anno scorso ci siamo resi conto che in due settimane i bambini non hanno mai fatto una doccia. Allora quest'anno ci siamo imposti, scatenando parecchi malumori tra il personale. L'esperienza è stata scioccante. I bambini non sapevano lavarsi, la biancheria intima era incrostata di sporcizia. Le ragazzine più grandi non sapevano cos'erano le mestruazioni, si vergognavano e tamponavano con stracci sporchi». Così hanno deciso di andare loro stessi a comperare biancheria pulita al mercato. «Per non parlare dei denti - aggiunge Silvia - nessuno dei ragazzi possiede uno spazzolino...». Eppure il Comitato di Trezzo aveva inviato un gran numero di spazzolini e tubetti di dentifricio: «180 sono ancora lì, inutilizzati». Quel che è più grave è che il Comitato ha inviato anche 200 materassi nuovi: «Spariti».
Scavare solchi di novità
La rabbia cresce tra i giovani volontari. Ma le ingiustizie, qui, bisogna abituarsi a digerirle. In un paese in cui gli oppositori continuano a "sparire", come denuncia Amnesty International, e i giornalisti sono incarcerati se "calunniano il potere". In una società in cui lo stipendio medio è di 250 mila rubli (meno di 100 euro), ma il costo della vita è paragonabile al nostro, va a finire che ci si abitua a tutto.
Eppure qualcosa, lentamente, sta cambiando. Il rapporto di affetto tra gli italiani e i bambini degli istituti rimane, è qualcosa di unico. Là dove non è possibile agire attraverso i canali ufficiali, l'attività umanitaria sta scavando piccoli solchi, in cui attecchiscono innovazioni. A volte banali, come fare la doccia tutti i giorni, a volte meno, come veder nascere associazioni di volontariato tra i giovani bielorussi, che scoprono l'impegno sociale.
E la crescita è reciproca: «Un'esperienza di questo genere ti cambia dentro - dice Silvia Mascheretti - e io aspetto tutto l'anno solo di poter tornare»
Figli dell'Internat
Colpiti dalle radiazioni di Chernobyl, o semplicemente orfani, con problemi famigliari, "ritardati": sono tantissimi i bambini rinchiusi negli orfanotrofi della Bielorussia, un po' case un po' lager. Trenta mila di loro, ogni anno, vengono in Italia per un mese, accolti dalle nostre famiglie. Il più grande movimento di solidarietà nel nostro paese, talmente spontaneo da essere quasi sconosciuto.
di Silvia Pochettino
da Minsk
Il bambino infila il naso nella confezione di merendine al cioccolato, poi lo solleva, sorridendo: «Ah, profumo d'Italia!» sospira. Ha 11 anni, ma non ne dimostra più di sei. Occhi verdissimi e sorriso sveglio, Zima (questo è il suo nome) vive nell'Internat di Vietrino, nel nord della Bielorussia, uno delle centinaia di orfanotrofi del paese. Zima è appena rientrato da un mese in Italia, accolto da una famiglia di Bergamo. Mostra tutti i suoi trofei: gli occhiali da sole, l'orologio, la macchinina smontabile. E un sorriso gigante mentre cerca di parlare italiano. Zima è uno dei 30 mila bambini bielorussi che ogni anno arrivano nel nostro paese (il più alto numero di accoglienze di tutta Europa). Un'iniziativa nata a seguito del dramma di Chernobyl, ma che oggi riguarda anche bambini non strettamente colpiti dalle radiazioni, ma poveri, senza famiglia, con carenze affettive. Proprio come Zima, che dice: «Di notte? Sogno sempre il mio papà e la mia mamma italiani...».
La disponibilità delle famiglie italiane ad accogliere i bimbi bielorussi per un mese di "risanamento", come viene chiamato, si è estesa in modo impressionante nel corso degli anni. Oggi si parla di 50-60 mila famiglie che lo fanno o che l'hanno fatto in passato e, considerando nonni zii e parenti coinvolti, si arriva a centinaia di migliaia di persone. In pratica: uno dei più grandi movimenti di solidarietà in Italia, che fa capo a centinaia di piccole associazioni, estremamente spontanee e per nulla mediatizzate.
Un euro al giorno
Zima, tutto sommato, si può considerare un bambino fortunato, è sano fisicamente e sta in un Internat per "orfani sociali" (bambini con famiglie disagiate), che è forse uno dei migliori della Bielorussia. Il direttore è giovane e dinamico, riceve dallo Stato solo un euro al giorno per mantenere ogni ragazzo, come in tutti gli Istituti bielorussi, però riesce a vestirli e dare loro da mangiare cinque volte al giorno grazie alle convenzioni stipulate con alcuni fornitori e agli aiuti della fondazione Aiutiamoli a vivere, una delle più grandi realtà italiane di solidarietà con la Bielorussia (oltre 6 mila famiglie coinvolte e 250 comitati sparsi in tutta Italia). La fondazione opera a Vietrino da otto anni, facendo arrivare tir di prodotti alimentari e vestiti e ristrutturando ogni estate parti dell'istituto, grazie alla disponibilità gratuita di idraulici, carpentieri e muratori italiani. «Dopo lo scioglimento dell'Urss (nel 1991, ndr) - racconta Serghej Trukanof, direttore dell'istituto - non riuscivo a trovare neppure il pane per i ragazzi. L'aiuto degli italiani è stato fondamentale».
Certo mantenere una struttura come questa, che ospita oltre 200 ragazzi, senza che si trasformi in una caserma fatiscente non è facile, ma la logica del "piccolo è bello" è ancora totalmente estranea al mondo ex-sovietico. Tuttavia a Vietrino il livello di studi è buono, tanto che quest'anno ben 12 ragazzi dei più grandi sono potuti entrare alle scuole superiori, un record considerando che i "figli degli Internat" sono destinati sempre ai corsi professionali.
Nel girone infernale
Ma non tutte le situazioni sono rosee come a Vietrino. Basta passare dagli istituti per orfani sociali a quelli per "ritardi mentali" ed è come scendere tre gironi infernali. Come all'Internat di Boguscevsk, il più grande della repubblica per "ritardi mentali"; 293 persone dai 4 ai 35 anni. Un reparto vecchio e fatiscente dalle mura scrostate, le camere tappezzate di carta di giornale per assorbire l'umidità, i letti fetidi, materassi luridi e strappati. Ragazzi abbandonati sopra, a guardare il soffitto. Altri a dondolarsi avanti e indietro, aspettando che succeda qualche cosa che non succede mai. Non si studia (si impara solo a leggere e scrivere sommariamente), non c'è uno psicologo; sono 230 le persone impiegate, ma solo 17 infermiere. Nessun insegnante. E se c'è un bambino un po' più sveglio degli altri? «Non ce ne sono» risponde lapidario il direttore, che è gentile e disponibile, ma puzza un po' troppo di alcool e di aglio.
Si affretta a farci superare il reparto vecchio per passare a quello nuovo, che al confronto è un paradiso, ristrutturato grazie a sovvenzioni svedesi e al lavoro, anche qui, dei volontari italiani. C'è persino un laboratorio per la fisioterapia e la musicoterapia.
Non si può dire che non faccia degli sforzi, il direttore, per cambiare le cose. Ha fatto partecipare i ragazzi a diversi tornei sportivi inventando un concorso per gli operatori in modo che la squadra che tratta meglio i bambini possa vincere un frigorifero.
Chiediamo quali sono le malattie più diffuse, ma non ci sono diagnosi (né cure) personalizzate: per tutti è "oligofrenia", in pratica "ritardo".
Malati "immaginari"
Qui il Comitato di Trento della fondazione Aiutiamoli a vivere, sta costruendo 17 docce, con il supporto di venti ragazzi dell'istituto. «L'impatto è stato molto forte - racconta Silvano Stenico, idraulico qui a lavorare per le settimane estive - la prima notte non ho dormito per niente. Eravamo preparati, ma forse non abbastanza. Solo entrare dal vecchio portone toglie il fiato». E continua: «Qui qualcosa non mi convince. I ragazzi che ci aiutano sono infaticabili e imparano il lavoro in fretta. Forse sono un po' più piccoli della media per la loro età, ma nessuno di noi potrebbe definirli malati mentali». Ma in realtà in tutta la Bielorussia è la stessa cosa. Se per disgrazia ti viene affibbiato il certificato di "ritardato", la tua sorte è segnata. Anche semplici carenze affettive, fare pipì nel letto o andare male a scuola, possono essere considerati motivi di "ritardo".
Nicolas ha 16 anni, un fisico atletico che non denota alcun tipo di handicap, ed è arrivato a Boguscevsk da un anno, "figlio di un altro istituto". «Andavo male a scuola - racconta - mi dicevano che non potevo andare al collegio (scuola superiore, ndr). E poi, forse ho litigato troppo con gli insegnanti».
Axana è una giovane bionda, dai lineamenti fini, cura perfettamente la stalla e le 15 mucche dell'istituto. Ha 25 anni ed è a Boguscevsk da quando ne aveva 8. E' finita qui perché la madre l'aveva abbandonata e il padre beveva, spiega il direttore. Veramente non sembra una diagnosi di malattia mentale, ma le cose stanno così, e non bisogna "sottilizzare". D'altra parte Axana precisa: «Io sto bene qui, dove potrei andare altrimenti?». Per due anni è stata trasferita in un altro istituto: «Là mi tenevano chiusa a chiave e mi picchiavano, era orribile».
Senza riscatto
Comunque a Boguscevsk se si entra, non si esce più. Impossibile riabilitarsi. Come in qualunque Internat bielorusso, del resto. Per chi ha ancora la famiglia il reinserimento è praticamente impossibile. Non è vietato per legge, ma «non è mai successo» come ripetono i direttori dei dieci istituti visitati. Queste sono politiche governative, e le politiche governative in Bielorussia non si discutono.
Come non si discute la linea di ogni singolo direttore di un istituto, anche quando è apertamente inumana. Succede a Riasno, dove la direttrice Anna Procapenco sembra sempre sull'orlo di una crisi di nervi per il troppo lavoro, ma non si capisce bene cosa faccia. Quello che è certo è che i bambini dormono in lettini sfondati e sporchi e hanno grandissimi problemi di igiene. Qui i volontari italiani, oltre ad aver ristrutturato le docce e i bagni, da due anni fanno animazione d'estate, grazie alla disponibilità di un gruppo misto di giovani italiani e bielorussi. Racconta Silvia Mascheretti, una delle giovani volontarie: «L'anno scorso ci siamo resi conto che in due settimane i bambini non hanno mai fatto una doccia. Allora quest'anno ci siamo imposti, scatenando parecchi malumori tra il personale. L'esperienza è stata scioccante. I bambini non sapevano lavarsi, la biancheria intima era incrostata di sporcizia. Le ragazzine più grandi non sapevano cos'erano le mestruazioni, si vergognavano e tamponavano con stracci sporchi». Così hanno deciso di andare loro stessi a comperare biancheria pulita al mercato. «Per non parlare dei denti - aggiunge Silvia - nessuno dei ragazzi possiede uno spazzolino...». Eppure il Comitato di Trezzo aveva inviato un gran numero di spazzolini e tubetti di dentifricio: «180 sono ancora lì, inutilizzati». Quel che è più grave è che il Comitato ha inviato anche 200 materassi nuovi: «Spariti».
Scavare solchi di novità
La rabbia cresce tra i giovani volontari. Ma le ingiustizie, qui, bisogna abituarsi a digerirle. In un paese in cui gli oppositori continuano a "sparire", come denuncia Amnesty International, e i giornalisti sono incarcerati se "calunniano il potere". In una società in cui lo stipendio medio è di 250 mila rubli (meno di 100 euro), ma il costo della vita è paragonabile al nostro, va a finire che ci si abitua a tutto.
Eppure qualcosa, lentamente, sta cambiando. Il rapporto di affetto tra gli italiani e i bambini degli istituti rimane, è qualcosa di unico. Là dove non è possibile agire attraverso i canali ufficiali, l'attività umanitaria sta scavando piccoli solchi, in cui attecchiscono innovazioni. A volte banali, come fare la doccia tutti i giorni, a volte meno, come veder nascere associazioni di volontariato tra i giovani bielorussi, che scoprono l'impegno sociale.
E la crescita è reciproca: «Un'esperienza di questo genere ti cambia dentro - dice Silvia Mascheretti - e io aspetto tutto l'anno solo di poter tornare»
Dopo lo sfottimento a danno del Benty protrattosi ieri sera,mi sento in dovere morale di continuare l'opera e fare in modo che i bloggerini non presenti alla cena,possano partecipare allo scherno.
Guardate un po questo link
http://www.bentyfrancy.blogspot.com
Ovviamente ogni commento è superfluo.
Benty sei il mio idolo....GRAZIE!!!
Cugy
PS:Benty ti ricordo che c'è la libertà di stampa e di parola sul blog,quindi niente censura!!!
Guardate un po questo link
http://www.bentyfrancy.blogspot.com
Ovviamente ogni commento è superfluo.
Benty sei il mio idolo....GRAZIE!!!
Cugy
PS:Benty ti ricordo che c'è la libertà di stampa e di parola sul blog,quindi niente censura!!!
lunedì, luglio 24, 2006
Dopo la vera e propria tragedia del nocino, vi voglio risollevare il morale con i racconti della ormai famosa SERATA CUCCADORES che aveva come protagonisti me stesso (The King) e il mio erede ufficiale (per ragioni di riservatezza chiameremo l’erede con il soprannome di Carlén).
Molti scettici si dovranno ricredere, Carlén l’è un tecnico miga de rid!!
Erano le 22.15 quando mi presentai sotto casa Benty, con i miei bellissimi pantaloni di lino bianco, le mie scarpe argentate (che piacciono solo a me e Santuzza) e la fantastica canotta rosa con tanto di scorpione sulla schiena (una tamarrata che non poteva mancare); poco distante dalla porta, seduto scomodamente per terra c’era Federico e poco dopo fecero la loro comparsa il Cugy e la Piccola Delinquentella.
Insieme, assistemmo a parte della tragedia del nocino, ben visibile dalle facce estremamente pallide del Benty e fratello; dopo esserci resi conto che a nulla sarebbero valsi i nostri soccorsi, ci spostammo all’Imagika per una birra in compagnia.
(la sto prendendo un po’ alla larga, ma non temete… ogni cosa ha un inizio e una fine).
Ad un certo punto, come per magia si materializzò niente popo di meno che… Harry Potter!!!!
Questo personaggio, amato da grandi, piccini e cugini, molto garbatamente (con mio grande stupore, ma non era una tirona?) invitò tutti i presenti a seguirlo in una discoteca di Milano. Non volendo abbandonare Carlén gli dissi di no e gli altri, inspiegabilmente, fecero la stessa cosa; fu così che come per magia, Harry Potter e la Piccola delinquentella sparirono nell’oscurità.
Poco dopo, alle 22.45 circa, mi misi in viaggio anch’io per raggiungere l’Acquaneva, location di prima scelta, luogo ideale per le serate cuccadores.
Dopo una fila interminabile, riuscii ad entrare e dopo 10 minuti buoni di ricerca, fui raggiunto dal mitico Carlén, il quale mi condusse dalla sua compagnia.
Erano tutti ragazzi giovanissimi gli amici di Carlén, tanto che mi sentii improvvisamente non vecchio… quasi! Avevo bevuto solo una crema al Whisky e questo faceva di me un uomo sobrio… ero sobrio quindi, quando Carlen cominciò a tampinare la prima vittima della serata; una ragazzina bionda (16-18 anni), mezza vestita o mezza nuda (a seconda di come vedete il bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto) e sicuramente ubriaca che ballava come se lo scorpione che avevo stampato sulla schiena le fosse andato… Bhè, avete capito dai!
Fu subito circondata da Carlén e le storie tese mentre io me ne stavo a distanza di sicurezza per non farmi sbranare dal branco famelico e per evitare di essere arrestato per evidente pedofilia. Tra i 5, Carlén ebbe la meglio, riuscì ad ottenere un bacio sulla bocca (senza lingua) dalla piccola pazzoide che, per non essere seppellita dalle successive richieste di baci da parte dell’intera compagnia, saltellando se ne andò verso altre conquiste delirando qualcosa come:”Sto cercando Marcello!”
La seconda preda, così come la terza, caddero nel giro di pochi minuti sotto i colpi delle parole di Carlén… non appena la fanciulla rilasciava il suo “personalissimo” numero di cellulare al Latin Lover di Boffalora d’Adda, la trattativa veniva immediatamente conclusa e si passava ad altre conquiste.
Erano tutte ragazze giovani… troppo giovani; mi resi conto che dovevo fare qualcosa, mi sentivo come un vegetariano alla fiera della porchetta, capii che se non mi fossi mosso io, sarei rimasto a dieta!
Decisi quindi, (da bravo timido) di andare a bere qualcosa, presi un Angelo Azzurro, un super alcolico di quelli che danno l’allegria giusta per fare i “pirla” con il mondo, ovviamente riuscii a bere solo dopo 20 minuti di fila alla cassa.
Con l’angelo azzurro tra le mani, cominciai la mia ricerca di Carlén (che nel frattempo era scomparso tra la folla).
Mentre cercavo il tecnico miga de rid, una voce femminile attirò la mia attenzione (riporto i dialoghi così come li ricordo):
LEI: “Scusa!” (non pensavo si rivolgesse a me)
LEI:”Scusa!!” al che non appena l’ho vista ho pensato (l’è una marsuna, come direbbe il buon Carlén)
IO: “Dimmi”
LA COZZA (ora che l’ho vista): “Glielo fai assaggiare alla mia amica?” (si stava riferendo al cocktail, ma che cosa avete capito?)
Girandomi verso la sua amica mi resi conto che era molto carina, e con un sorriso tipicamente maniaco le dissi:
IO: “Certo, tieni”
LEI: ”…”
(questa manco mi risponde, siamo sicuri che il cocktail era per lei e non era solo un modo per fermarmi?)
LA COZZA: “lo fai assaggiare a me?” (il cocktail non era per la sua amica… azz)
IO: “ok”
LA COZZA: (fffffggrrfff rumori di una che beve dalla mia cannuccia)
IO: ”Buono?”
E praticamente senza attendere risposta e con molta fretta (decisamente intimorito), ripresi sconsolato la mia ricerca di Carlén; lo ritrovai 5 minuti più tardi.
Carlén aveva due nuovi numeri di cellulare sul suo telefonino, io, come direbbe il buon Muccino nella pubblicità, 0.
Ci misimo a ballare tutti insieme senza altre pretese (il branco aveva ottenuto abbastanza dalla serata) e sul cubo di fronte a noi, fecero la loro comparsa la piccola pazzoide con due sue amiche (come da tradizione, si cimentarono in un ballo lesbo a tre); arrivò pure un Lunapop, che, dopo essersi fatto circondare dalle tre ragazzine, si fece la bionda pazzoide (nel senso di mega limonata con strizzata di chiappe).
Per ovvi motivi, non restammo lì a lungo, ci spostammo in un posto più tranquillo, sulla sabbia, lontano dalla musica frastornante e dall’eccessivo calore, amplificato dalla grossa quantità di pensone sulla pista.
A piedi nudi intenta a ballare, c’era una ragazza che a gran voce si rivolgeva alle amiche dicendo: ”Guardatemi, sono Shakira, sono Shakira!!!” (inutile dire che non c’entrava un cazzo, inutile dire che era ubriaca, pure)
Una volta ripreso fiato, ci spostammo anche da lì e “Shakira” prese la mano di Carlén, simulando un ballo con giravolta.
Poi, ci fermammo al chiosco di fianco alla pista da ballo, seduti, mentre il coraggioso Alessandro (un amico di Carlén nonché mio idolo per quanto leggerete tra poco) si ammazzava con l’ennesimo bicchiere di spumante.
Erano quasi le 2.00 e a quell’ora il locale chiude.
Ci dirigemmo verso l’uscita trascinando il mitico Alessandro come per portare in salvo un soldato ferito in battaglia, quando di fronte a noi apparve (di nuovo) la piccola pazzoide. Non cercava più Marcello, bensì il suo marsupio… quasi in lacrime ci disse che lo aveva perso da qualche parte, io mi impietosii mentre invece gli altri volevano ancora il bacio della buona notte (che non arrivò).
Le ultime ragazze che trovammo sul nostro cammino furono messe in fuga in malo modo da un intraprendente Alessandro che con un certo interesse domandava loro: “Voi li fate i pompini?!” “Me ne fate uno anche a me?!!” e via dicendo fino alla macchina.
Credo di non aver tralasciato nulla; è stata una piacevole serata anche se non ho cuccato e con il dono della sintesi che mi contraddistingue vi saluto.
Ciauuuuuuuuuuuuu TK
Molti scettici si dovranno ricredere, Carlén l’è un tecnico miga de rid!!
Erano le 22.15 quando mi presentai sotto casa Benty, con i miei bellissimi pantaloni di lino bianco, le mie scarpe argentate (che piacciono solo a me e Santuzza) e la fantastica canotta rosa con tanto di scorpione sulla schiena (una tamarrata che non poteva mancare); poco distante dalla porta, seduto scomodamente per terra c’era Federico e poco dopo fecero la loro comparsa il Cugy e la Piccola Delinquentella.
Insieme, assistemmo a parte della tragedia del nocino, ben visibile dalle facce estremamente pallide del Benty e fratello; dopo esserci resi conto che a nulla sarebbero valsi i nostri soccorsi, ci spostammo all’Imagika per una birra in compagnia.
(la sto prendendo un po’ alla larga, ma non temete… ogni cosa ha un inizio e una fine).
Ad un certo punto, come per magia si materializzò niente popo di meno che… Harry Potter!!!!
Questo personaggio, amato da grandi, piccini e cugini, molto garbatamente (con mio grande stupore, ma non era una tirona?) invitò tutti i presenti a seguirlo in una discoteca di Milano. Non volendo abbandonare Carlén gli dissi di no e gli altri, inspiegabilmente, fecero la stessa cosa; fu così che come per magia, Harry Potter e la Piccola delinquentella sparirono nell’oscurità.
Poco dopo, alle 22.45 circa, mi misi in viaggio anch’io per raggiungere l’Acquaneva, location di prima scelta, luogo ideale per le serate cuccadores.
Dopo una fila interminabile, riuscii ad entrare e dopo 10 minuti buoni di ricerca, fui raggiunto dal mitico Carlén, il quale mi condusse dalla sua compagnia.
Erano tutti ragazzi giovanissimi gli amici di Carlén, tanto che mi sentii improvvisamente non vecchio… quasi! Avevo bevuto solo una crema al Whisky e questo faceva di me un uomo sobrio… ero sobrio quindi, quando Carlen cominciò a tampinare la prima vittima della serata; una ragazzina bionda (16-18 anni), mezza vestita o mezza nuda (a seconda di come vedete il bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto) e sicuramente ubriaca che ballava come se lo scorpione che avevo stampato sulla schiena le fosse andato… Bhè, avete capito dai!
Fu subito circondata da Carlén e le storie tese mentre io me ne stavo a distanza di sicurezza per non farmi sbranare dal branco famelico e per evitare di essere arrestato per evidente pedofilia. Tra i 5, Carlén ebbe la meglio, riuscì ad ottenere un bacio sulla bocca (senza lingua) dalla piccola pazzoide che, per non essere seppellita dalle successive richieste di baci da parte dell’intera compagnia, saltellando se ne andò verso altre conquiste delirando qualcosa come:”Sto cercando Marcello!”
La seconda preda, così come la terza, caddero nel giro di pochi minuti sotto i colpi delle parole di Carlén… non appena la fanciulla rilasciava il suo “personalissimo” numero di cellulare al Latin Lover di Boffalora d’Adda, la trattativa veniva immediatamente conclusa e si passava ad altre conquiste.
Erano tutte ragazze giovani… troppo giovani; mi resi conto che dovevo fare qualcosa, mi sentivo come un vegetariano alla fiera della porchetta, capii che se non mi fossi mosso io, sarei rimasto a dieta!
Decisi quindi, (da bravo timido) di andare a bere qualcosa, presi un Angelo Azzurro, un super alcolico di quelli che danno l’allegria giusta per fare i “pirla” con il mondo, ovviamente riuscii a bere solo dopo 20 minuti di fila alla cassa.
Con l’angelo azzurro tra le mani, cominciai la mia ricerca di Carlén (che nel frattempo era scomparso tra la folla).
Mentre cercavo il tecnico miga de rid, una voce femminile attirò la mia attenzione (riporto i dialoghi così come li ricordo):
LEI: “Scusa!” (non pensavo si rivolgesse a me)
LEI:”Scusa!!” al che non appena l’ho vista ho pensato (l’è una marsuna, come direbbe il buon Carlén)
IO: “Dimmi”
LA COZZA (ora che l’ho vista): “Glielo fai assaggiare alla mia amica?” (si stava riferendo al cocktail, ma che cosa avete capito?)
Girandomi verso la sua amica mi resi conto che era molto carina, e con un sorriso tipicamente maniaco le dissi:
IO: “Certo, tieni”
LEI: ”…”
(questa manco mi risponde, siamo sicuri che il cocktail era per lei e non era solo un modo per fermarmi?)
LA COZZA: “lo fai assaggiare a me?” (il cocktail non era per la sua amica… azz)
IO: “ok”
LA COZZA: (fffffggrrfff rumori di una che beve dalla mia cannuccia)
IO: ”Buono?”
E praticamente senza attendere risposta e con molta fretta (decisamente intimorito), ripresi sconsolato la mia ricerca di Carlén; lo ritrovai 5 minuti più tardi.
Carlén aveva due nuovi numeri di cellulare sul suo telefonino, io, come direbbe il buon Muccino nella pubblicità, 0.
Ci misimo a ballare tutti insieme senza altre pretese (il branco aveva ottenuto abbastanza dalla serata) e sul cubo di fronte a noi, fecero la loro comparsa la piccola pazzoide con due sue amiche (come da tradizione, si cimentarono in un ballo lesbo a tre); arrivò pure un Lunapop, che, dopo essersi fatto circondare dalle tre ragazzine, si fece la bionda pazzoide (nel senso di mega limonata con strizzata di chiappe).
Per ovvi motivi, non restammo lì a lungo, ci spostammo in un posto più tranquillo, sulla sabbia, lontano dalla musica frastornante e dall’eccessivo calore, amplificato dalla grossa quantità di pensone sulla pista.
A piedi nudi intenta a ballare, c’era una ragazza che a gran voce si rivolgeva alle amiche dicendo: ”Guardatemi, sono Shakira, sono Shakira!!!” (inutile dire che non c’entrava un cazzo, inutile dire che era ubriaca, pure)
Una volta ripreso fiato, ci spostammo anche da lì e “Shakira” prese la mano di Carlén, simulando un ballo con giravolta.
Poi, ci fermammo al chiosco di fianco alla pista da ballo, seduti, mentre il coraggioso Alessandro (un amico di Carlén nonché mio idolo per quanto leggerete tra poco) si ammazzava con l’ennesimo bicchiere di spumante.
Erano quasi le 2.00 e a quell’ora il locale chiude.
Ci dirigemmo verso l’uscita trascinando il mitico Alessandro come per portare in salvo un soldato ferito in battaglia, quando di fronte a noi apparve (di nuovo) la piccola pazzoide. Non cercava più Marcello, bensì il suo marsupio… quasi in lacrime ci disse che lo aveva perso da qualche parte, io mi impietosii mentre invece gli altri volevano ancora il bacio della buona notte (che non arrivò).
Le ultime ragazze che trovammo sul nostro cammino furono messe in fuga in malo modo da un intraprendente Alessandro che con un certo interesse domandava loro: “Voi li fate i pompini?!” “Me ne fate uno anche a me?!!” e via dicendo fino alla macchina.
Credo di non aver tralasciato nulla; è stata una piacevole serata anche se non ho cuccato e con il dono della sintesi che mi contraddistingue vi saluto.
Ciauuuuuuuuuuuuu TK
domenica, luglio 23, 2006
Non esistono le parole, per raccontare quelo che è successo ieri sera, non esiste una spiegazione per quello che è successo ieri sera. La ferita è ancora aperta e la maglia puzza aznora di sudore dentro al cesto della bianchieria sporca. I segni della tragedia sono ancora parzialmente visibili, ma non sono i segni visibili che fanno male, non sono le ferite ancora sporche di sangue difficili da colmare, ma è l'anima che è profondamente colpita il sentimento umano è quello che risente di più della tragedia. Uns ferita incolmabile, una perdita irreparabile, che solo il tempo potrà aiutare a colmare.
Detto questo antefatto eccomi pronto a raccontare come effettivamente si è svolta la vicenda, vissuta da me medesimo in prima persona.
Correva la serata di ieri, 22 Luglio anno 2006, era sera, erano circa le 21.30, mentre attendevo l'arrivo di federico, mi dilettavo nell'insultare santuzza sul blog, per non avere messo la mia foto sulla granlamer, (quesro mi porta a pensare che santuzza mena grammo), (al pomeriggio, prima di mangiare, era avvenuta la rituale imbottigliazione del nobile noccino), ecco che postato il commento, sento un boato..
Penso subito ad un'illusione uditiva... Ma tutto mi porta a pensare a quella che poi si è rivelata essere una vera tragedia...
Passano 3 secondi di silenzio, come quello spazio di silenzio che separe un fulmine dal tuono, e proprio come un fulmine colpisce un albero, questo tuono sarà destinato a colpire l'anima di tutti noi, il tuono arriva sempre dietro un fulmine e nello stesso modo ho sentito con aria disperata mio fratello ------****------***----- era successo quello che tutti temevano, l'intera annata del noccino 2006 persa per sempre, il fondo della cassetta nella quale riposava il sommo noccino aveva ceduto, litri e litri di sostanza liquorosa impregnata di zucchero spnategati sul pavimento, il verto delle bottiglie ondeggiava sull'onda del noccino che stava travolgendo l'intera abitazione, protraendosi su mobili, scale , muri, pavimenti e quanto altro ancora, come la furia di un uragano travolge tutto quello che trova, così il nobile noccino pareva volesse vendicarsi del sacrilegio commesso, invadendo tutta la casa... la disperazione e l'angoscia brillav negli occhi degli abitanti presenti, la visione dell'annata persa ed irrecuperabile, il pavimento e tutto quanto da pulire annebbiava i pensieri... Ore e ore di pulizie accanite, le lacrime agli occhi, il sudore della fronte detergevano le superfici inzuppate del nettare divino...
Benty
Detto questo antefatto eccomi pronto a raccontare come effettivamente si è svolta la vicenda, vissuta da me medesimo in prima persona.
Correva la serata di ieri, 22 Luglio anno 2006, era sera, erano circa le 21.30, mentre attendevo l'arrivo di federico, mi dilettavo nell'insultare santuzza sul blog, per non avere messo la mia foto sulla granlamer, (quesro mi porta a pensare che santuzza mena grammo), (al pomeriggio, prima di mangiare, era avvenuta la rituale imbottigliazione del nobile noccino), ecco che postato il commento, sento un boato..
Penso subito ad un'illusione uditiva... Ma tutto mi porta a pensare a quella che poi si è rivelata essere una vera tragedia...
Passano 3 secondi di silenzio, come quello spazio di silenzio che separe un fulmine dal tuono, e proprio come un fulmine colpisce un albero, questo tuono sarà destinato a colpire l'anima di tutti noi, il tuono arriva sempre dietro un fulmine e nello stesso modo ho sentito con aria disperata mio fratello ------****------***----- era successo quello che tutti temevano, l'intera annata del noccino 2006 persa per sempre, il fondo della cassetta nella quale riposava il sommo noccino aveva ceduto, litri e litri di sostanza liquorosa impregnata di zucchero spnategati sul pavimento, il verto delle bottiglie ondeggiava sull'onda del noccino che stava travolgendo l'intera abitazione, protraendosi su mobili, scale , muri, pavimenti e quanto altro ancora, come la furia di un uragano travolge tutto quello che trova, così il nobile noccino pareva volesse vendicarsi del sacrilegio commesso, invadendo tutta la casa... la disperazione e l'angoscia brillav negli occhi degli abitanti presenti, la visione dell'annata persa ed irrecuperabile, il pavimento e tutto quanto da pulire annebbiava i pensieri... Ore e ore di pulizie accanite, le lacrime agli occhi, il sudore della fronte detergevano le superfici inzuppate del nettare divino...
Benty
sabato, luglio 22, 2006
venerdì, luglio 21, 2006
Il circo.
Leggete la lettera di commento di un gentile lettore del Cittadino comparsa sul Cittadino di oggi riguardo la rapina alle poste. Io continuo a ridere.
BOFFALORA
La generosità di un’intera comunità
Mi riferisco alla gara di solidarietà,
indetta dal paese di Boffalora
d’Adda, ed in particolare alla
persona che ha preso l’iniziativa,
a favore dell’orafo che ha tentato
il colpo in posta ed è stato
preso dai passanti, per esprimere
loro la grandezza d’un gesto nobilissimo
ed umano.
“Ho visto i suoi occhi, e li ho ancora
davanti, erano quelli di un
uomo disperato, umiliato” racconta
uno dei presenti, testimone
del fatto.
Parole che di per sè esprimono la
sofferenza d’un animo, nella gravità
d’una colpa commessa, ma
anche un disperato bisogno d’aiuto,
che proprio nella sensibilità
d’un paese trova oggi corresponsione
e comprensione.
Di certo vedere in quest’atto umanitario
una indubbia etimologia
coraggiosa ed altruista incentiva
ancora più l’ammirazione e la stima
per una intera comunità che
ha fatto proprio i versi d’un poeta
cinese Po Chu I: “Ti ringrazio fratello
d’averti potuto aiutare”.
Luciano Giuseppe Volino
Lodi
Leggete la lettera di commento di un gentile lettore del Cittadino comparsa sul Cittadino di oggi riguardo la rapina alle poste. Io continuo a ridere.
BOFFALORA
La generosità di un’intera comunità
Mi riferisco alla gara di solidarietà,
indetta dal paese di Boffalora
d’Adda, ed in particolare alla
persona che ha preso l’iniziativa,
a favore dell’orafo che ha tentato
il colpo in posta ed è stato
preso dai passanti, per esprimere
loro la grandezza d’un gesto nobilissimo
ed umano.
“Ho visto i suoi occhi, e li ho ancora
davanti, erano quelli di un
uomo disperato, umiliato” racconta
uno dei presenti, testimone
del fatto.
Parole che di per sè esprimono la
sofferenza d’un animo, nella gravità
d’una colpa commessa, ma
anche un disperato bisogno d’aiuto,
che proprio nella sensibilità
d’un paese trova oggi corresponsione
e comprensione.
Di certo vedere in quest’atto umanitario
una indubbia etimologia
coraggiosa ed altruista incentiva
ancora più l’ammirazione e la stima
per una intera comunità che
ha fatto proprio i versi d’un poeta
cinese Po Chu I: “Ti ringrazio fratello
d’averti potuto aiutare”.
Luciano Giuseppe Volino
Lodi
mercoledì, luglio 19, 2006
La settimana bianca è arrivata anche a Bagnolo City.
Una settimana ricca di eventi e manifestazioni.
Dal 21 Luglio al 7 Agosto
Trovate maggiori info sul sito del comune
http://www.comune.bagnolocremasco.cr.it/content_news_inprimopiano.asp?contentid=342
Comunque per coloro che non vogliono sbattersi piu di tanto a leggere,vi dico che ci saranno :
Serate musicali nei vari bar di bagnolo(tra questi L'isola)
Discotecqa in piazza(quelli della Magika - sperando non facciano liscio)
Concerto tributo a De Andrè(come farselo sfuggire - INGRESSO GRATUITO)
Selezione di Miss Mondo(tk,non puoi mancare)
Manifestazioni e divertimenti vari(sagra,serate liscio,banchetti ecc ecc)
Che ne dite se ci andiamo a fare un giro questo week-end?
Avete pure il parcheggio gratuito a casa cugino....
Ciauz cugy
PS.Manderò una copia del testo via mail,visto che sono giorni che il blog non lo caga piu nessuno
EDITING : Ho fatto confusione con le date.La settimana bianca inizia il 21(non il 24).In poche parole DOMANI
Una settimana ricca di eventi e manifestazioni.
Dal 21 Luglio al 7 Agosto
Trovate maggiori info sul sito del comune
http://www.comune.bagnolocremasco.cr.it/content_news_inprimopiano.asp?contentid=342
Comunque per coloro che non vogliono sbattersi piu di tanto a leggere,vi dico che ci saranno :
Serate musicali nei vari bar di bagnolo(tra questi L'isola)
Discotecqa in piazza(quelli della Magika - sperando non facciano liscio)
Concerto tributo a De Andrè(come farselo sfuggire - INGRESSO GRATUITO)
Selezione di Miss Mondo(tk,non puoi mancare)
Manifestazioni e divertimenti vari(sagra,serate liscio,banchetti ecc ecc)
Che ne dite se ci andiamo a fare un giro questo week-end?
Avete pure il parcheggio gratuito a casa cugino....
Ciauz cugy
PS.Manderò una copia del testo via mail,visto che sono giorni che il blog non lo caga piu nessuno
EDITING : Ho fatto confusione con le date.La settimana bianca inizia il 21(non il 24).In poche parole DOMANI
lunedì, luglio 17, 2006
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