La comitiva risulta così composta:
- Polo: Federico, Michela, Santuzza, Pastu.
- Rav4:
Per motivi di voglia mi dimenticherò in questo racconto della Toyota.
Orario previsto di arrivo a Boffalora: ore 00.00 di domenica 13 agosto 2006.
Il viaggio proseguiva tranquillo lungo le autostrade siciliane e anche l’attraversamento dello stretto di Messina ancora sprovvisto di ponte non creava nessuna difficoltà.
Alle 13 circa la spedizione decideva di fermarsi per mangiare qualcosa (anche se come gli amici dell’uomo possono intuire l’unico a battersi per questo sono stato io).
L’uomo sazio non ha più niente da chiedere alla vita e quindi giungeva l’ora di partire alla volta di Lodi. Il popolo femminile si preoccupava per la mia salute (e per la sua probabilmente) facendomi notare che la mia espressione non era molto vigile (tendente al sonno) e si offriva di guidare.
La guida passava così senza nessuna particolare discussione alla signorina Michela.
Il motore tedesco percorreva circa
Vi descrivo la scena che mi ricordo: fumo e odore di gomma bruciata.
Pensavo: “O cazzo!!! Ma si dai c’è solo una ruota che si è rotta, adesso la cambiamo e ripartiamo”.
Portavo la macchina in un posto un po’ più tranquillo, scendevo e pensavo: “XXXXXXXXXXXXXXXXX XXXXXXXXXXXXX XXXXXXXXX. Pufperbacco”.
Col cazzo che c’era solo una ruota rotta. Le ruote rotte erano 2, il braccetto della ruota anteriore destra era visibilmente mooooolto inclinato e l’airbag laterale del sedile scoppiato.
- momento di depressione e prima sigaretta –
E adesso che si fa? Dove cazzo siamo? Chi chiamiamo?
Mentre digitavo il numero 118 sul cellulare (lo so che non c’entra un cazzo dato che tutti stavamo benissimo ma è l’unico che mi è venuto in mente) come un angelo venuto dal cielo passava un camioncino ANAS che preso dalla compassione si fermava e si offriva di chiamarci un meccanico che ci avrebbe risolto la disgrazia.
Dopo pochi minuti giungeva sul posto un carro attrezzi guidato dal sig. Gelsomino e venivamo praticamente rapiti e portati presso la sua modernissima officina.
Il Gelsomino aiutato dal fido figliolo Giovà faceva miracoli e dopo circa 4 ore di ansiosa attesa ci riconsegnava una Polo in evidente stato di sofferenza ma comunque funzionante: nel senso che le ruote giravano tutte.

Eravamo quindi pronti per partire non prima però di aver documentato strane cose successe in quel luogo dimenticato da Dio (ancora oggi con difficoltà riesco a individuarlo sulla cartina).
-ultima sigaretta-
Alle ore 19.00 circa dopo aver fumato mezzo pacchetto di sigarette e averne offerta una al cane e una al figlio undicenne di Gelsomino eravamo pronti per partire senza servosterzo (ovvero con lo sterzo durissssssssssssssimo) e con l’obbligo tassativo di non superare i 100km/h.
Il viaggio è stato piacevolmente lento. Per la prima volta nella mia vita ho rispettato tutti i limiti di velocità!!!
Arrivo a Boffalora: ore 10.00 di domenica 13 agosto 2006.
Durata del viaggio: 26 ore.
Un solo commento:peggio!!!










3 commenti:
In questi momenti di disperazione totale.da uomo a uomo,posso solo ricordarti la celeberrima frase del Mario.
"An om con tri done,l'è natch"
OOOOooo quanto lamentarsi, è da quando ho la patente che viaggio senza servo sterzo. Se per disgrazia in quel momento passava un tale M.M (Max Manetti) eravate rovinati del tutto.
Cito anche io una tipica frase del mario "Par forsa sif una cumpagnea de maruani"
26 ore di viaggio a 100 Km orari?! Meglio rischiare di saltare in aria su un aereo
FILOSOFIA NO SBATTY
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